Vite comune

Nome latino Vitis vinifera L.

Nome italiano Vite comune

Descrizione:

pianta arbustiva rampicante, caducifoglie, con fusto dall’aspetto contorto, avvolto da corteccia bruno-giallastra sfaldata longitudinalmente; ramificazioni rade, sviluppate in lunghezza, chiamate pampini quando sono erbacee, tralci quando sono lignificate. Presenza di cirri (viticci) come organi di sostegno, erbacei durante l'estate, lignificati a fine del ciclo vegetativo. Radici fittonanti o avventizie. Foglie alterne chiamate pampini, con lamina palmata a 3-5 lobi, cinque nervature; asimmetriche, con margini irregolarmente dentati. Infiorescenza a pannocchia composta da un asse principale (rachide) sul quale sono inseriti i racimoli, divisi in vari ordini, l'ultimo dei quali porta il fiore. I fiori, di numero variabile, presentano calice con 5 sepali e corolla di 5 petali, 5 stami, ovario con 4 ovuli. Sulla vite si possono trovare fiori ermafroditi, staminiferi (maschili) e pistilliferi (femminili). Il frutto è una bacca (acino) costituito da buccia, polpa ed endocarpo (tessuto membranoso in cui sono contenuti i semi). Gli acini sono posti sul grappolo detto raspo. La forma, la dimensione, il colore e il sapore variano a seconda della varietà. Raccolta da agosto a ottobre.

Condizioni di crescita e habitat:

origine della pianta non è ben definita; coltivata in tutto il mondo; in Europa le maggiori terre coltivatrici appartengono a Spagna, Francia e Italia

Usi culinari e proprietà fitoterapiche:

l’uva può essere destinata al consumo fresco o alla produzione di vino, oppure può essere impiegata per ottenere succhi, sciroppi, prodotti conservati in alcool. Le foglie in decotto vengono usate come astringenti.

Storia e tradizioni:

La storia dei rapporti tra la vite e l’uomo risale ad epoche antichissime, probabilmente alla fine del neolitico, in seguito ad un'accidentale fermentazione di uva conservata in rudimentali recipienti.Le prime tracce di coltivazione della vite sono state rinvenute nella regione del Caucaso, in Armenia e nel Turkestan

Bibliografia e Sitografia:

Acta plantarum, wikipedia , Biblioteca di Area Medica Adolfo Ferrata dell’Università degli Studi di Pavia.