Nome latino Asparagus maritimus L.
Nome italiano Asparago Montine
Famiglia Asparagaceae
Descrizione
L’areale di coltivazione di questo ecotipo è caratteristico della penisola del Cavallino, un cordone di sabbia a nord-est della bocca di porto del Lido di Venezia. Un tempo la morfologia naturale del luogo era rappresentata da un sistema di dune e acquitrini, un cuscinetto che separava la Laguna dal Mare Adriatico. Il clima mite, ventoso e un terreno per il 95% sabbioso era l’ambiente dove spontaneamente vegetava l’asparago selvatico. Le tipologie oggi coltivate, seppur ingentilite dalla selezione dell’uomo, mantengono ancora molti caratteri dei selvatici. È una pianta perenne, da pieno sole, con un apparato radicale formato da rizomi carnosi (zampa) che fungono da magazzino di sostanze nutritive capace di far crescere in primavera i rigogliosi germogli detti turioni. L’apparato epigeo è formato da steli di colore verde con la stessa funzione delle foglie, al suo massimo sviluppo raggiunge altezze di circa 2 metri: queste ramificazioni si seccano in autunno per rinnovarsi nella primavera successiva.
Condizioni di crescita e habitat
La riproduzione delle piante avviene attraverso il seme che è contenuto nei frutti, bacche, che al momento della maturità, assumono un colore rosso intenso. La specie presenta piante con soli fiori maschili e piante con soli fiori femminili. Tradizionalmente l’impianto viene effettuato con la disposizione nei terreni sabbiosi delle zampe, preventivamente coltivate nel vivaio, partendo dal seme, l’anno precedente. L’operazione della messa a dimora (35 cm tra le piante; 250 cm tra le file) si effettua verso la fine di Febbraio. La pianta è assai rustica e molto resistente alle malattie fungine. Per i primi due anni non vanno effettuate raccolte in modo da far sviluppare un gran numero di radici, punto di forza della produzione per gli anni futuri. La raccolta si effettua quotidianamente, al mattino iniziando dalla fine di Marzo e proseguendo fino a fine Maggio.
Usi culinari e proprietà fitoterapiche
Il periodo stagionale di produzione coincide con le feste pasquali e con l’abbondanza della produzione di uova con le quali, dopo lessatura, si abbina nel più classico dei modi. Si usa nei primi per risotti o zuppe.
La selvatichezza del prodotto è riassunta dal gusto tipicamente amarognolo, che a seconda del sentire personale varia dal gradevole, all’ eccesso del sapore amaro.
Piatto tipico è Ovi duri e sparasee, uova sode e asparagi. Vengono utilizzati in diversi piatti, dalla classica frittata primaverile, ai primi piatti con pasta o riso fino agli abbinamenti più impegnativi con il pesce fresco allevato nelle Valli del Cavallino- Treporti.
L’apporto calorico è irrilevante, mentre è ricco di vitamine e minerali. È un rinomato depurativo e diuretico.
Storia e tradizioni
L’Asparagus officinalis L. (quello comunemente coltivato) ha come zona di origine l’area mediterranea e ad opera degli antichi Romani, è stato poi diffuso in tutta Europa. Il Montine sembra derivare direttamente dal selvatico, si è passati dalla raccolta spontanea sulle dune, che in gergo locale vengono dette “monti”, da cui forse il nome “Montine”, alla domesticazione e coltivazione negli orti della Laguna nord.
Bibliografia e Sitografia
http://www.venetoagricoltura.org/upload/pubblicazioni/Asparago%20E493/Scheda%20Asparago%20x%20web.pdf
http://www.agricoltura.provincia.venezia.it/html/att_promozione_prodotti.asp?IDCat=6&view=dett&IDItem=47