Rabarbaro

Nome latino Rheum officinalis L.

Nome italiano Rabarbaro

Descrizione:

Le specie del genere Rheum hanno un robusto rizoma carnoso da cui viene emesso ogni anno un nuovo apparato vegetativo che può raggiungere altezze anche superiori ai 200 cm.

Le foglie, di grandi dimensioni, sono in gran parte riunite in una rosetta basale. Il margine è intero o dentato, più o meno ondulato.

I fiori sono ermafroditi, riuniti in pannocchie terminali lungamente peduncolate che possono raggiungere alcuni decimetri di lunghezza.

Il frutto è una noce trigona

Condizioni di crescita e habitat:

Il rabarbaro è coltivato sia per la produzione dei rizomi a uso industriale, sia come pianta ortiva a scopo alimentare.

In entrambi i casi il ciclo colturale è biennale o poliennale in quanto nel primo anno cresce lentamente. È una pianta rustica e abbastanza adattabile. Il terreno ideale è fresco, ben drenato, ricco di sostanza organica, con pH tra 6 e 8. È preferibile l'esposizione in pieno sole, ma tollera bene anche la mezz'ombra.

Si consiglia il trapianto di piante di un anno, evitando la semina diretta, lasciando 80–100 cm tra le piante, con spazi tra le file adatti alla meccanizzazione.

La messa a dimora si effettua a novembre-dicembre nelle zone a inverno mite o a febbraio-marzo nelle regioni fredde.

Usi culinari e proprietà fitoterapiche:

Del rabarbaro si consumano i piccioli carnosi delle foglie, spesso impiegati nella preparazione di torte dolci e salate o confetture. Le foglie vere e proprie contengono elevate quantità di acido ossalico, una sostanza potenzialmente tossica, e pertanto se ne sconsiglia fortemente il consumo. La raccolta dei piccioli avviene generalmente tra maggio e giugno, a partire dal secondo anno di coltivazione.

A scopo medicinale, invece, si utilizza il rizoma. La specie più nota per queste proprietà è il Rheum palmatum, chiamato comunemente rabarbaro cinese, ma anche le altre specie del genere Rheum possono avere effetti simili, sebbene con diversa concentrazione di principi attivi. Il rizoma, raccolto da piante che abbiano almeno un anno, viene pulito, tagliato in pezzi ed essiccato. Può essere assunto sotto forma di polvere, decotto o estratto idroalcolico.

Nell’industria farmaceutica, il rabarbaro è utilizzato per la produzione di farmaci, mentre nel settore liquoristico entra nella composizione di amari tonico-digestivi e aperitivi, anche per il suo aroma caratteristico.

Il rizoma del rabarbaro è un regolatore delle funzioni digestive e agisce in modo diverso a seconda del dosaggio: a basse dosi stimola la digestione e la produzione di bile, favorendo l’appetito e la funzione epatica; a dosi moderate è un efficace lassativo; a dosi elevate può diventare un purgante forte, con effetti indesiderati.

Inoltre, possiede proprietà antisettiche utili contro le infezioni intestinali e, grazie alla presenza di tannini, ha un’azione decongestionante sulle mucose irritate. Questi stessi tannini lo rendono efficace anche per uso esterno come astringente e antibatterico, utile per la cura della pelle e delle mucose della bocca e del naso.

Storia e tradizioni:

L'uso del rabarbaro a scopo alimentare o medicinale ha origini antichissime in alcune popolazioni asiatiche. Sembra che i Cinesi lo usassero già dal 2700 a.C. e che rientrasse fra gli alimenti tradizionali delle popolazioni mongole. L'uso alimentare fra le popolazioni occidentali, soprattutto di cultura anglosassone, risale invece ad epoche più recenti, probabilmente introdotto a seguito dell'espansione coloniale delle superpotenze europee.

Bibliografia e Sitografia:

Portale della flora d’Italia

https://dryades.units.it/floritaly/index.php?procedure=taxon_page&tipo=all&id=10442

Acta Plantarum

https://www.actaplantarum.org/flora/flora_info.php?id=9796

Plants for a future https://pfaf.org/user/Plant.aspx?LatinName=Rheum+officinale